domenica 7 marzo 2010

Basta! all'ennesima PORCATA di Berlusconi


Eccoci all'ennesimo atto di arroganza di Berlusconi, del suo governo e di tutti coloro che lo votano!
Continua l'attacco di Benito Berlusconi (così come lo chiama di Pietro) alle istituzioni ed alla democrazia.
Anche la burocrazia ha due pesi e due misure, quelle per i potenti e quella per i cittadini comuni.

Il decreto legge "salva Pdl" non può essere costituzionale, sostenendo che trattasi di di un decreto interpretativo, in quanto stabilisce che "per le elezioni regionali, i delegati possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore 8 alle ore 20 di lunedì 8 marzo": se fosse stato solo "interpretativo" sarebbe bastato indicare, come è indicato all'articolo 1 che "il rispetto dei tempi orari di presentazione delle liste si considera assolto quando i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del tribunale", invece qui si inserisce una disposizione nuova che introduce una proroga dei termini.

Ma, poi, andando nel merito, che valore giuridico può avere il validare il semplice ingresso nei locali del tribunale (anche con delle buste vuote), se poi vi posso rientrare successivamente con tutt'altra documentazione; e poi entro quanto tempo dopo la fine del termine posso presentare la lista?!

Nel diritto la forma è sostanza: se io dovessi presentarmi ad un concorso e non arrivassi in tempo, per un incidente stradale, o arrivassi in tempo all'interno dei locali ma mi assentassi per un improvviso mal di pancia, non mi farebbero partecipare; ma allora anche in questo caso la sostanza dovrebbe prevalere sulla forma, ma come detto all'inizio vi sono due pesi e due misure: i nostri pesi e misure sono sempre quelli dei poveri cristi!!

CATTIVERIE:
"le elezioni si svolgeranno domenica 28 e lunedì 29, entrate nei locali della vostra sezione elettorale entro l'orario di voto e poi fuggite per una necessità impellente, tornando a votare martedì o mercoledì appellandovi ad una fantomatica INTERPRETAZIONE AUTENTICA"

lunedì 1 marzo 2010

La famiglia "stretta" o "allargata"?

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Il film di Giovanni Veronesi, GENITORI & FIGLI: AGITARE PRIMA DELL'USO, nelle sale in questi giorni, dà la possibilità di ragionare su uno dei luoghi comuni più diffusi della società moderna: la famiglia "allargata".

La sceneggiatura evidenziando l'impossibilità di dialogo tra genitori e figli, causata dall'incapacità di vedere le cose con gli occhi dell'altro, prepara all'ultima scena dalla quale si desume che per un ragazzo il "branco" è la sua famiglia!, la famiglia "stretta", così come nasce, quella in cui vi sono veramente le persone che contano nella sua vita.

Quella allargata è un'anomalia, una forzatura.

Nonostante tutto, litigi e incomprensioni, tra genitori e figli ci si riunisce per Forza, per Sangue, per Vita.
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martedì 2 dicembre 2008

L'omosessualità un reato?

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Il Vaticano dice "no" a una iniziativa della Francia (sottoscritta anche dall'Italia) che propone all'ONU a nome dell'Unione Europea la "depenalizzazione universale dell'omosessualità" sostenendo che "con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni."

La prima impressione è che l'uscita sia folle: come può la Chiesa Cattolica sottacere che in ben 81 Paesi l'omosessualità è considerata un reato per il quale è previsto il carcere e che in ben 7 Paesi è prevista la pena di morte?

Approfondendo meglio si capisce, poi, che il ragionamento fatto dalla Santa Sede è veramente contorto e pretestuoso, perchè un conto è chiedere che la libertà sessuale sià lecita, un conto è legittimare il matrimonio omosessuale

Perchè la Chiesa Cattolica continua ad avere una paura profonda dell'omosessualità? Perchè non accetta di poter definire legalmente una "unione stabile" fra Gay distinguendola dal matrimonio tra un uomo ed una donna?
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martedì 25 novembre 2008

Stato libero o laico?

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Il tribunale di Valladolid in Spagna ha ordinato ad una scuola pubblica di togliere tutte le croci e i simboli religiosi dai locali frequentati dagli studenti in quanto non sono "religiosamente neutrali" e determinano un arbitrario indottrinamento degli studenti.

I giudici sostengono che "la presenza di questi simboli nelle zone comuni del centro educativo pubblico, dove ricevono istruzione minorenni in piena fase formativa dell'intelletto e della volontà, può provocare in loro la sensazione che lo Stato sia più vicino alla confessione correlata ai simboli religiosi presenti nel centro pubblico che ad altre confessioni".

In Italia, il problema è già stato affrontato con il caso di Adel Smith che chiese venisse tolto il simbolo religioso dall'aula frequentata dal figlio e con il caso del giudice Luigi Tosti che si rifiutò di presenziare le udienze in aule che lo esponevano. Un decreto del 1924 ed una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 hanno sostenuto che il crocifisso fa parte dell'arredo scolastico, proprio come la cattedra e la lavagna.

La nostra Costituzione, però, recita così:

Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.


Pertanto, il nostro Stato è da considerarsi Laico o confessionalmente Libero?

Nel primo caso, nessun simbolo religioso dovrebbe mai apparire in nessun luogo pubblico quali scuole e tribunali, nel secondo caso, invece, tutte le confessioni dovrebbero poter esporre i propri simboli religiosi nei luoghi pubblici.

In questa seconda ipotesi la presenza del crocifisso nelle scuole potrebbe essere giustificata in quanto lo stesso farebbe parte della tradizione e della storia dell'Italia e non rappresenterebbe una presa di posizione in materia religiosa dello stato, ma non toglierebbe tuttavia la possibilità ad altre religioni di esporre i loro simboli.

Cosa pensereste se un giorno qualcuno chiedesse che venisse abolita la festività del Natale ed il 25 dicembre si dovesse andare a lavoro?!
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sabato 15 novembre 2008

Eutanasia o autodeterminazione?

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Le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno autorizzato i medici a sospendere l'alimentazione forzata per Eluana Englaro, la ragazza di Lecco che si trova in stato vegetativo persistente (e non "permanente" come hanno scritto i giudici) dal 18 gennaio 1992.
La decisione ha scosso nuovamente le coscienze, riproponendo il problema etico e morale.

Sebbene vi sia la convinzione, largamente diffusa nelle gerarchie ecclesiastiche che, anche in presenza di una dichiarata volontà del paziente, non spetta al diretto interessato decidere sull'interruzione delle cure e che il concetto di autodeterminazione individuale non appartiene alla dottrina e alla morale del cristianesimo, il principio dell'autodeterminazione individuale in materia di scelte terapeutiche, nel nostro paese, è garantito dalla costituzione all'articolo 32: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

Pertanto, se Eluana fosse stata cosciente il problema non si sarebbe nemmeno posto, anche se altri casi accaduti in Italia hanno evidenziato come far valere questo principio dell'autodeterminazione sia quasi impossibile (vedi caso Welby)!

I giudici hanno, ora, ribadito il diritto alla autodeterminazione terapeutica in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale, fissando 2 condizioni per "staccare il sondino". La prima riguarda l'irreversibilità dello stato vegetativo che deve essere accertata secondo standard internazionali e da una commissione di esperti. la seconda riguarda la possibilità di conoscere con certezza la volontà di autodeterminazione del paziente in ordine al trattamento sanitario cui essere sottoposto nel caso di malattia terminale.
Secondo loro, la corte di Milano ha evidenziato "la inconciliabilità della concezione di Eluana sulla dignità della vita, con la perdita totale e insuperabile delle proprie facoltà motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all'altrui volere", rifacendosi, anche, alla "straordinaria tensione del carattere di Eluana verso la libertà".

E', pertanto, fondamentale, che ci sia una volontà chiara ed esplicita del malato nella direzione della rinuncia alle cure.
Nella vicenda della Englaro, questa intenzione "oggettiva" manca, la si ricava da ricordi e da frammenti di conversazioni ricostruite dai familiari in un modo che, però, non si può non ritenere opinabile.
Una frase detta in una situazione del tutto diversa non può costituire una decisione irrevocabile, tale da escludere la possibilità di un ripensamento.

Il problema , quindi, nasce dal'assenza di una legge che salvaguardi la vita ma che garantisca, al tempo stesso, il diritto all'autodeterminazione del paziente attraverso il testamento biologico.
l'approvazione di una legge seria, inequivocabile ed equilibrata non può più essere rinviata!
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